Ci sono strade più antiche delle nazioni, passi più pazienti degli imperi. La via che porta da Da Modane a Briançon attraversando il Passi del Moncenisio e del Monginevro, attraversando Suse, oulx et Exilles, segue una linea di altitudine e memoria. Qui, il strade militari per le sentieri dei pellegrini per le linee ferroviarie e curve d'acqua si intrecciano a formare un corridoio millenario, a volte un confine, a volte un collegamento. Si attraversa non solo il Alpi Coziema anche vestigia di un mondo in perpetuo flusso, tra pace, guerra, commercio e cultura.
Da Modane al colle del Moncenisio
Modane: città di confine e crocevia alpino
Modane, a 1050 metri di altitudine, è più di un semplice punto di partenza. È un città crocevia, frontalità incarnata, forgiato nel XIX secolo dalla svolta del Galleria ferroviaria del Fréjus, inaugurato nel 1871, che lo rese uno dei principali nodi strategici tra Francia e ItaliaPrima di allora, il sito non era altro che un modesto villaggio di allevatori e contadini, che viveva al riparo della roccia di Charmaix, le cui pendici costituiscono oggi la stazione turistica di Valfréjus.
Ma l'arrivo della ferrovia, poi quello dei militari e del genio, trasformarono Modane in post di avanzamento, un moderno bastione nel cuore delle montagne. La città si dotò di una monumentale stazione ferroviaria, ville di notabili e un distretto militare strutturato. Forte di Replaton, appena sopra la città, fu costruita in fretta dopo la guerra del 1870, poi integrata nel vasto sistema difensivo del confine alpino. Ancora oggi, Modane conserva tracce di questo passato ferroviario e militare: un architettura utilitaristica, degli ponti metallicie persino un file cappella troglodita, quella di Notre-Dame du Charmaix, incastonata nella scogliera sopra Fourneaux.

La strada per Val Cenis: gole, falesie e forti sospesi
Lasciando Modane per la D1006, la strada si snoda lungo il fianco della montagna, scolpito da scisti e calcari, sospeso sopra l'Arco. Questo spettacolare tratto conduce verso l'altopiano di Val Cenis, ma prima è necessario attraversare uno dei complessi fortificati più affascinanti delle Alpi francesi: i forti dell'Esseillon.
Costruito tra il 1817 e il 1834 dal Regno di Piemonte-Sardegna per bloccare l'Alta Moriana da qualsiasi invasione francese, Esseillon è un gruppo di cinque forti a cascata, ognuno dei quali prende il nome da un membro della famiglia reale: Marie Therese, Vittorio Emanuele, Charles-Felix, Carlo Alberto et Maria CristinaQueste opere massicce, costruite in un ambiente di aghi rocciosi e pini silvestri, seguono i contorni della gola, formando un cortina difensiva a livelli.
Il Forte Marie-Thérèse ospita un spettacolare via ferrata, quello di Vittorio Emanuele, un Museo delle Fortificazioni Alpine.
Mentre ci muoviamo verso Lanslebourg, le gole si allargano e la montagna si addolcisce. La valle si apre su un vassoio appeso, in gran parte modellato dai ghiacciai, delimitato da villaggi di pietra e ardesia. Val Cenis, oggi stazione sciistica, un tempo era crocevia religioso e pastoraleLì si incontravano venditori ambulanti, commercianti di bestiame, truppe dirette in Italia o verso le guarnigioni dei forti.
Moncenisio: un altopiano della memoria tra guerra, acqua e riconciliazione
Uscendo da Lanslebourg, la strada sale sopra la valle con lunghe curve, aprendosi sulla pascoli di alta montagna del Moncenisio. Il paesaggio cambia radicalmente: le barre rocciose lasciano il posto a un vasta pianura d'alta quota, spazzata dai venti e circondata da dolci creste, come una steppa sospesa nel cielo. C'est le Altopiano del Moncenisio, a 2081 m di altitudine. La sua bellezza selvaggia contrasta con densità strategica di cui fu teatro.
Fin dall'antichità, questo passo è stato uno dei percorsi più trafficati tra la Francia e l'Italia. I Romani ne tracciarono il percorso Via FrancigenaNapoleone vi inviò il suo esercito nel maggio del 1800 durante la campagna d'Italia. Questo collegamento tra le pianure del Piemonte e il cuore del regno di Francia ne fece un asse militare, oltre che una via di transito per pellegrini e mercanti.
Alla fine del XIX secolo, in un contesto di tensioni franco-italiane, i due stati intrapresero un corsa alla fortificazioneSul lato italiano la costruzione ebbe luogo tra il 1877 e il 1910. i forti di Ronce, Variselle, Malamot, Pattacreuse e Cassa, tutti ad alta quota, alcuni oltre i 2800 metri, destinati a bloccare l'accesso all'altopiano dalla Francia. Le strutture sono impressionanti nel loro isolamento: Forte di Ronce, ad esempio, si erge sopra il lago come un castello ciclopico circondato dalla neve. Porta ancora i segni dei colpi della seconda guerra mondiale, sebbene fosse, paradossalmente, poco o non utilizzato durante i conflitti aperti.
Dal lato francese, le difese erano concentrate più in basso, nella valle della Maurienne, ma un avamposto, il Forte Turra, fu comunque eretto su uno strapiombo, tra il 1888 e il 1890, a 2520 m. Costruito per resistere al fuoco nemico e supportare una difesa d'alta quota, è oggi raggiungibile a piedi, e offre un panorama dell'altopiano e delle cime mozzafiato.
Ma questi sono i ridotti — piccole costruzioni difensive isolate, spesso di forma ottagonale — che conferiscono a questo paesaggio la sua unicità. Nascoste nelle pieghe del terreno, formano una rete discreta, testimoni silenziosi di un mondo pronto ad andare in guerra... ma che qui non lo farà mai. Seconda guerra mondiale alla fine si assistette a pochi scontri diretti sul posto, nonostante scoppiassero combattimenti nelle zone limitrofe.

Lago del Moncenisio: la storia della diga e della piramide
Dopo la guerra, l'interesse militare per l'altopiano diminuì e un nuovo uso strategico emerge: acquaGià negli anni '1920, l'Italia progettò un ambizioso progetto idroelettrico finalizzato a catturare l'acqua di disgelo dell'altopiano per alimentare la pianura torinese. Nel 1921, la costruzione di un diga ad arco modifica profondamente il sito: un lago artificiale di oltre 6 km² sommerge parte degli antichi edifici del passo, tra cui la locanda e il famoso ospizio napoleonico.
Paradossalmente, questo infrastruttura di conservazione diventa anche un simbolo di cooperazionePoiché se il sito fosse stato italiano, la gestione delle acque avrebbe richiesto la consultazione tra ingegneri francesi e italiani. Il progetto culminò con la costruzione, nel 1968, del Piramide del Moncenisio, un insolito monumento di cemento e metallo, eretto come un segno di pace tra le due nazioni.
Oggi, la Lago del Moncenisio è un luogo di contemplazione tanto quanto un serbatoio di energia. Le sue rive erbose riparano più di 700 specie di piante, compresa la flora endemica. Il luogo attrae naturalisti, escursionisti e fotografi, affascinato dal contrasto tra l'immensità del cielo e la pacifica geometria del lago.
Dal Col du Mont Cenis al Col de Montgenèvre
La discesa a Susa: scivoli di luce e storia
Lasciare il Altopiano del Moncenisio per il suo versante meridionale, si tratta di iniziare una discesa graduale in un altro mondoLa luce cambia. Il vento si addolcisce. Le cime si curvano e le pietre diventano più calde, quasi ocra. Si passa, senza apparente transizione, dall'asprezza dell'alpeggio a la dolcezza di un Piemonte sospeso.
La strada si snoda attraverso un paesaggio pastorale e mineraletra speroni rocciosi, prati in pendenza et boschetti di larici e pini cembriMolto velocemente, villaggi perchés si annunciano — a volte appena piccoli villaggi: Moncenisio, Novalesa, Giaglione… Nomi che suonano come spartiti dimenticati. Queste città, spesso risparmiate dal turismo di massa, conservano antiche cappelle, fontane scavate nel granito, degli lavatoi muschiosi da dove si può ancora udire il fruscio dei tessuti di un tempo.
À Novalesa, devi fermarti. Questo tranquillo villaggio, incastonato contro la parete della montagna, ospita un Abbazia benedettina fondata nell'VIII secolo, di rara bellezza. Il sito fu a lungo uno dei centri religiosi più potenti del regno carolingio in Italia. Il suo chiostro, i suoi affreschi romanici e le sue cripte raccontano una storia spiritualità radicata nella pietra e silenzio. Non lontano, il Cascate di Novalesa si lanciano dall'alto, spettacolari in primavera, e avvolgono il sito in una cortina di spruzzi marini.
Più avanti la strada si unisce alla pianura alluvionale: entriamo quindi la Valle di Susa propriamente parlando, strada reale fin dall'antichità, un asse strategico ed economico da duemila anni. Le montagne si aprono. Gli spazi respirano. Suse incombe.

Susa: Roma alpina
Suse (Susa in italiano), situata a 500 metri di altitudine, ai piedi del monte Rocciamelone, non è solo una città di passaggioÈ un crocevia di civiltà. Dal I secolo a.C. la città divenne la capitale di Alpi Cozie, governata prima da un re celto-ligure, Cozio, poi integrata nell'Impero romano. Ciò è testimoniato dal monumenti antichi, tra i meglio conservati delle Alpi.
Entrando, veniamo accolti da l'Arco di Augusto, eretto nell'8 a.C., per celebrare l'alleanza del re Cozio con l'imperatore Augusto. Questo arco trionfale, sobrio e possente, segna il grande porta occidentale della città. Al suo fianco, l'acquedotto romano, scavata nella roccia, attraversa ancora oggi la Dora Riparia con un ardito arco.
La via delle Terme, pavimentata con lastre antiche, conduce alla rovine di un anfiteatro romano, dove risuonavano combattimenti gladiatori e arringhe politiche. Ma Susa non si limita al suo passato romano: Castello della contessa Adelaide, fortezza medievale trasformata nel corso dei secoli, domina la città, affacciandosi su un intreccio di vicoli porticati, di Piazze italiane, di fontane barocche.
La Cattedrale di San Giusto, costruito sulle rovine di un tempio pagano, unisce Romanità e spiritualità, con i suoi affreschi lombardi, i capitelli scolpiti e il campanile quadrato che veglia sulla città. Tutt'intorno, i vicoli ancora ospitano laboratori artigianali, degli caffè sotto i portici, degli mercati vivaci, in un'atmosfera più mediterranea che montuosa.
Susa fu anche, per tutto il Medioevo, un una tappa fondamentale della Via Francigena, una via di pellegrinaggio che collegava Canterbury a Roma. Questo status spirituale lascia nella città un'impronta di apertura, tolleranza e un'arte del dettaglio negli ospizi, nelle iscrizioni murali, nei simboli incisi nella pietra.

Deviazione per Oulx: il bivio
Lasciando Susa, la strada svolta a nord-est, seguendo le ampie curve della Dora Riparia. Il paesaggio si fa di nuovo più stretto. I pendii si fanno più stretti, più minerali, e i borghi sembrano aggrapparsi alla roccia. Attraversiamo Meana di Susa, Salbertrand, e a poco a poco la vegetazione cambia: Foreste di pini corsi, prati d'alta quota, siepi di nocciole annunciano l'avvicinarsi di un mondo più aspro e alpino.
Poi arriva oulx, arroccato a 1100 metri. Nell'antichità, questo paese era un importante posto di smistamento romano, punto di partenza del via Cozia, che attraversava le Alpi per raggiungere Embrun. In seguito, divenne un centro religioso e amministrativo sulla Via Francigena. Ancora oggi, i resti della porta romana per le frammenti di muro antico nella chiesa di Saint Laurent, la case a sbalzo testimoniano la ricchezza storica del luogo.
Ma Oulx non è statica. Il mercato del sabato è famoso per i suoi prodotti di montagna (formaggi d'alpeggio, salumi secchi, castagne, miele delle Hautes Vallées) e i suoi ceramica artigianaleLe strade in salita conducono a piccoli belvedere, da dove si può contemplare la valle e vedere, in lontananza, la possente sagoma del Forte di Exilles.
Exilles: Fortezza delle Ombre e delle Leggende
La strada parte da Oulx e segue la Dora per una decina di chilometri fino a Exilles, un villaggio austero, addossato alla montagna come un belvedere. Qui, il paesaggio si chiude improvvisamente : A chiusa glaciale, restringendo la valle tra due alte pareti rocciose, era considerata strategica fin dal Medioevo.
Questo è dove il Forte di Exillesvero chiusa militare delle Alpi CozieFu costantemente modificato nel corso dei secoli, nelle mani dei Savoia e dei Francesi, e assunse la sua forma definitiva nel XVIII secolo: bastioni triangolari, bastioni scavati nella roccia, labirinti di corridoi e casematteCustodiva la valle come una mascella.
La leggenda di maschera di ferro, un famoso prigioniero la cui identità non è mai stata rivelata, aggiunge un'aura misteriosa alla fortezza. Si dice che sia stato tenuto lì prima di essere trasferito alla Bastiglia. Oggi, il forte è aperto ai visitatori e offre un immersione nell'architettura difensiva e un panorami eccezionali sulla valle e sulle creste circostanti.
Il villaggio di Exilles, sebbene discreto, merita una visita. Vecchie case con tetti in ardesia, cappella barocca, forni comunali ricordano la dura vita degli alpini piemontesi. Ci sono anche un museo etnografico, modesto ma commovente, che racconta dell'esilio rurale, dei pastori transumanti, della lotta contro la neve e il fuoco.
Salita al Colle del Monginevro: la più antica strada transalpina
Lasciando Exilles, la strada sale di nuovo, seguendo le curve della montagna. Si entra in un territorio più aperto, immerso nella luce alpina, dove il foreste sparse dare la precedenza a prati pensiliQuesta salita verso il Passo del Monginevro, a 1860 metri di altitudine, segue un itinerario ricco di storia: la più antica strada transalpina conosciuta in Europa, frequentato fin dall'epoca celtica.
La Via Domiziana, costruito sotto l'Impero Romano per collegare l'Italia alla Gallia Narbonense, passava di qui. I Romani lasciarono pietre miliari, resti di pavimentazione, e soprattutto una memoria tenace: quella di un asse strategico millenario, mutuato secondo alcuni storici anche dalle truppe di Annibale, e poi dai pellegrini, dai mercanti e dagli eserciti di tutte le epoche.
Questo tratto, poco conosciuto dai grandi circuiti turistici, presenta tuttavia alcuni tra i borghi più tipici del versante piemontese. Cesano Torinese, dapprima, adagiato alla confluenza di due torrenti, è disposto attorno a una chiesa romanica con due campanili, con i suoi portici all'italiana e le sue case con intonaco imbiancato. Poi viene tastiera del computer, un piccolo villaggio d'alta quota arroccato a 1760 metri, che sembra fluttuare tra due mondi: il silenzio della montagna da una parte, aspettando il passaggio dall'altro. Circondata da fitte foreste, radure segrete e piste da sci in inverno, Clavière è anche un luogo della memoria, di fronte alle creste dello Chaberton.
Fu lì, a oltre 3100 metri, che venne eretta una delle fortezze più folli della storia militare alpina: il forte del Monte ChabertonCostruito tra il 1898 e il 1910 dall'esercito italiano, questo forte si ergeva sulla cima del Monte — il forte d'artiglieria più alto d'Europa — mirava a dominare la valle di Briançon. Otto torrette d'acciaio furono installate lì, all'aperto, in grado di colpire i forti francesi dall'altra parte del passo. Ma la posizione, per quanto strategica, era anche terribilmente vulnerabile.

Nel giugno del 1940, proprio alla fine della "Guerra Fasulla", Chaberton diventa la posta in gioco di una battaglia unica :I cannoni francesi, installati in fretta sui pendii di Janus e Gondran, rispondono al fuoco dai loro rifugi mimetizzati. pioggia di conchiglie è preciso, implacabile. In poche ore, sei delle otto torrette italiane vengono ridotte al silenzio. L'orgoglio della vetta crolla nella nebbia di una tempesta ad alta quota. La battaglia dello Chaberton passerà alla storia come la prima sconfitta militare italiana della seconda guerra mondiale – ma soprattutto, come un duello tra picchi, congelati nei pascoli di montagna.
Oggi, le rovine del forte, accessibili agli escursionisti esperti, sono ancora visibili dalla strada. Raccontano, nel loro silenzio metallico, l'assurdità delle conquiste ad alta quota.
Dal Col de Montgenèvre a Briançon
Oggi la strada è fiancheggiata da pendii erbosi dove pascolano le mandrie, di chalet d'alta quota, e grandi palazzi in affitto o alberghi che animano il villaggio di Montgenèvre, la più antica stazione sciistica francese ancora in attività, fondata nel 1907. Ma dietro l'immagine turistica, il passo rimane un luogo simbolico elevato : A punto di attraversamento, una soglia, luogo di passaggio tra Italia e Francia, tra storia e natura.
La vista è superba: Sud, le cime della Clarée; ovest, le creste di Cervières e le Grandes Alpes; Nord, le vette italiane ancora blu nell'aria limpida del mattino.
Dalle altezze del Passo del Monginevro, a 1860 metri, la strada si snoda in dolci tornanti, fiancheggiata da larici e pini cembri. Qui, il paesaggio sembra aprirsi all'improvviso: l'alta valle della Guisane si estende davanti ai vostri occhi, incorniciato dalle pendici del Prorel e della Grand Aréa. La luce cambia. Il cielo diventa più ampio, più a sud, e in questa nuova chiarezza appare, qui sotto, la fiera sagoma di Briançon, eretto sul suo promontorio roccioso.
La discesa verso Briançon
Ma prima di raggiungerla, la strada attraversa un mondo sospeso tra montagna e memoria. antichi forti di Giano e Gondran, visibili sui crinali, evocano ancora la resistenza francese al fuoco dello Chaberton. A sinistra, il Ridotto di Pont de l'Alp, un residuo dimenticato di una linea difensiva molto più grande, si fonde con il prato. A destra, il vecchio villaggio di Alberts, un borgo di legno e ardesia, ci ricorda che l'uomo, qui, ha sempre saputo adattarsi al rilievo. È l'ingresso alla magnifica valle della Clarée.

Poi viene il bivio di Saint-Pancrace, e da una curva nasce la città: Briançon, una fortezza solare, costruita su più piani. La moderna città bassa cede rapidamente il passo a la città di Vauban, circondato da bastioni, sormontato da campanili, appollaiato come un belvedereSi attraversa il cancello del Pignerol, ed si entra un labirinto di vicoli medievali, pavimentata con ciottoli, attraversata da gargoyle, questi canali scavati nella pietra servivano a convogliare l'acqua dei torrenti e delle tempeste.
Qua, il genio militare sposa la bellezza urbana : bastioni stellati, ponti sospesi tra le montagne, fughe verso le Alpi meridionali. Il Forte delle Teste, il Ponte di Asfeld, il Forte Dauphin disegnare intorno alla città un collare difensivo unico in Europa, patrimonio mondiale dell'UNESCO. Eppure, la città non è scolpita nella pietra: lei respira, lei vive, con le sue librerie, le sue terrazze, le sue botteghe artigiane, i suoi escursionisti in partenza.
Briançon, la cittadella delle Alpi
Briançon, a 1326 metri di altitudine, è la città più alta della Francia. Ma è soprattutto un cittadella di montagna, progettato a partire dal XVII secolo come chiusa strategica delle Alte Alpi, alla cerniera tra Provenza, Piemonte e Delfinato. Vauban, ingegnere militare di Luigi XIV, vi eresse bastioni a forma di stella, bastioni et ridotti, alcuni dei quali (come il Ridotto di Salettes o il Forte delle Teste) sono ora classificati come Patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Il centro storico, circondato da mura, è un labirinto di vicoli in pendenza, scale di ciottoli, di fontane a vasca, dove il case alte con facciate colorate sembrano sospesi tra cielo e pietra. Il Canale del ponte di Asfeld, costruito a più di 50 metri sopra la Durance, collega due fortificazioni in un gesto architettonico di assoluta audacia.

Ma Briançon non è solo genio militare. È anche una città termale, un crogiolo culturale, una sentinella delle Alpi dove sentiamo ancora parlare occitano, italiano e francese nello stesso fiato. Le terrazze, i mercati, vecchie librerie, caffè installati sui vecchi parapetti... Tutto invita a passeggiare, leggere e prendersi una pausa.
Attraversando le Alpi da Da Modane a Briançon, Via i forti dimenticati, città antiche, i passi millenari, non si tratta solo di seguire una strada. È seguire un filo della storia, un filo di colmo, dove ogni svolta racconta un'epoca, ogni cima un ricordo. È viaggiare in un territorio dove le pietre parlarono prima degli uominiDove le valli sussurrano ancora le lingue dimenticate, e dove il le strade non sono mai state solo lineema legami potenti tra popoli, mondi e anime.
Credito fotografico Esseillon: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Aussois_-_Les_forts_de_l%27Esseillon_-_Fort_Victor-Emmanuel_-2.JPG / MOSSOT, CC BY-SA 3.0 , tramite Wikimedia Commons
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